JAMES CHURCHILL v./ MERTHYR TYDFIL COUNTY BOROUGH COUNCIL[2023] EWCA Civ 1416, 29 novembre 2023 (Sentenza Churchill) avanti a LADY CARR OF WALTON-ON-THE-HILL, LADY CHIEF JUSTICE OF ENGLAND AND WALES SIR GEOFFREY VOS, MASTER OF THE ROLLS, LORD JUSTICE BIRSS
Churchill avviava un’azione civile per molestie/abuso del diritto (in nuisance) sostenendo che una certa alga giapponese si era propagata dal terreno di proprietà del vicino (Council, il soggetto convenuto) nella sua proprietà, causando dei danni, il depauperamento di valore della proprietà e una limitazione nel godimento nella stessa. Quest’ultimo aveva eccepito il mancato esercizio della Corporate Complaints Procedure (prevista dallo stesso Coucil) prima di avviare la causa. Il giudice di primo grado, Deputy District Judge Kempton Rees, aveva respinto la richiesta del convenuto Merthyr Tydfil Coucil di sospendere il procedimento (stay of proceedings) intentato dal signor Churchill.
Il pre-action protocol applicabile nel caso di specie (Practice Direction on Pre-Action Conduct and Protocols entrato in vigore nel 1999 e successivamente emendato nel 2015 e nel 2022[2]) prevede che, prima di avviare un procedimento, le parti scambino informazioni e prendano in considerazione una forma di Alternative Dispute Resolution al fine di ridurre i costi della risoluzione della controversia, essendo la litigation un rimedio di ultima istanza (last resort). Pur non essendo obbligatorio il ricorso a tale ADR, è possibile che venga richiesto alle parti di dimostrare di aver preso in considerazione tali procedimenti alternativi e che un rifiuto irragionevole (unreasonable) potrebbe comportare il dover sostenere un extra costo.
La sentenza di primo grado è stata appellata dal Council. Trattandosi di una materia di grande importanza sia pratica che teorica (an important point of principle and practice) il caso viene assegnato alla UK Court of Appeal. La Corte d’appello, estensore Sir Geoffrey Vos, Master of the Rolls, esamina la questione se un tribunale può legittimamente ordinare alle parti un procedimento extra-giudiziario di risoluzione delle controversie e, in caso affermativo, in quali circostanze dovrebbe farlo. Nel caso di specie l’attore non era tenuto contrattualmente ad esperire tale rimedio (an internal complaints procedure operated by a local authority).
La sentenza Churchill ha stabilito che il giudice di prime cure Deputy District Judge Kempton Rees a torto ha ritenuto di doversi attenere al precedente Halsey v Milton Keynes General NHS Trust (Halsey)[3] che aveva negato la sospensione del giudizio in quanto il principio che costringere le parti ad una procedura ADR è una limitazione all’accesso alla giustizia (compulsion of ADR would be regarded as an unacceptable constraint on the right of access to the court) fosse in realtà solo un obiter dictum e non il principio di diritto (ratio decidendi) di tale sentenza. Halsey aveva affermato che l’imposizione della mediazione obbligatoria comporta un diniego di giustizia (denial of justice) facendo riferimento all’art. 6 paragrafo 1 CEDU[4] e al caso Deweer v Belgium (1980) 2 EHRR 439[5].
In secondo luogo, la Corte d’Appello ha accolto le eccezioni (submissions) dell’appellante Council secondo cui il tentativo extra-giudiziario di risoluzione della controversia (non-court based dispute resolution process) non avrebbe leso il diritto fondamentale dell’attore al giusto processo (fair trial), aveva un fondamento legittimo (legitimate aim) e da ultimo sarebbe stato un rimedio proporzionato. Il ragionamento della Corte trova conforto in fonti legislative e giurisprudenziali sia nazionali[6], che della Corte di Giustizia dell’Unione europea (ante Brexit)[7] che della Corte europea dei diritti umani del Consiglio d’Europa[8]. Del resto, i tribunali del Regno Unito hanno la consuetudine di sospendere i processi e rinviare le udienze per consentire alle parti di negoziare possibili settlement.
La sentenza Churchill richiama altresì il rapporto 2021 del UK Civil Justice Council[9] sul tema delle ADR nel quale si evidenzia che “le parti possono essere legittimamente obbligate a partecipare all'ADR” e che a certe condizioni “la partecipazione obbligatoria all'ADR potrebbe essere uno sviluppo auspicabile ed efficace”[10]. La giustizia non si svolge necessariamente solo in tribunale davanti ad un giudice togato (il cd. day in court) che decide chi ha ragione e chi ha torto e le ADR possono essere efficaci dal punto di vista dei costi e più rapide rispetto al processo, risorsa preziosa che non va sprecata. La sentenza Churchill afferma inoltre che l'esperienza ha dimostrato che è estremamente vantaggioso per le parti in causa poter risolvere le loro controversie in modo rapido ed economico e che anche con parti inizialmente riluttanti, la mediazione può spesso avere successo[11]. Quanto al metodo prescelto, la Corte ha una certa discrezionalità adottando i criteri suggeriti dal Bar Council [12](Ordine degli Avvocati) che potremmo definire indici di mediabilità[13].
La decisione Churchill è stata salutata con favore dalla dottrina, dai professionisti del settore[14] e dai magistrati[15]. In seguito a tale importante sentenza, un tribunale potrà sospendere il giudizio e invitare le parti a tentare la risoluzione della controversia attraverso un metodo ADR[16].
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