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Mediatore e avvocati: verso un’alleanza strategica per l’efficacia del procedimento di Mediazione

Autore Maria Cristina Bisaglia

02 10m 26

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Un rapporto fondato su ruoli distinti, competenze complementari e collaborazione leale può trasformare la mediazione da semplice adempimento procedurale a efficace strumento di gestione del conflitto e costruzione di accordi condivisi.

 

Introduzione

L’articolo analizza il rapporto tra mediatore e avvocato nella mediazione civile e commerciale, con particolare attenzione ai casi in cui la mediazione costituisce condizione di procedibilità. Sono delineati ruoli e funzioni, aspettative reciproche, modalità essenziali di co-gestione (gestione della parola) e criticità più ricorrenti. L’obiettivo è proporre un modello sintetico di “alleanza strategica” tra mediatore e difensore, capace di incrementare l’efficacia della procedura e la qualità dei risultati per le parti.

 

1. Mediazione come risorsa e ruolo dell’alleanza mediatore–avvocato

Nel sistema italiano la mediazione civile e commerciale ha assunto un ruolo strutturale, in molti casi quale passaggio necessario per poter adire il giudice. L’allungamento della durata massima del procedimento e il rafforzamento della condizione di procedibilità rendono determinante la qualità con cui la procedura viene gestita, non solo sotto il profilo giuridico, ma anche organizzativo e relazionale.

In tale contesto, il rapporto tra mediatore e avvocati può costituire un semplice “doppio binario”, che riduce la mediazione a un adempimento formale, oppure una vera alleanza professionale, che utilizza la mediazione come strumento effettivo di gestione del conflitto e di definizione anticipata della lite.

La chiave è la chiara distinzione dei ruoli: l’avvocato presidia la tutela tecnico-giuridica del cliente e la coerenza dell’eventuale accordo con il quadro normativo e processuale; il mediatore garantisce uno spazio neutro di dialogo, nel quale far emergere interessi, opzioni e possibili convergenze, senza svolgere attività di giudizio o consulenza legale. Proprio questa separazione funzionale rende complementari i due ruoli e accresce la fiducia delle parti nel procedimento.

 

2. Ruoli, aspettative reciproche e “regia” dell’incontro

Ruolo del mediatore e del difensore

Il mediatore è un terzo imparziale incaricato di:

* facilitare la comunicazione tra le parti;

* far emergere interessi e priorità sostanziali, oltre le sole posizioni formali;

* accompagnare le parti nella costruzione di possibili soluzioni condivise, senza assumere funzioni decisorie o consulenziali.

L’avvocato è il difensore tecnico del proprio assistito e:

* definisce con il cliente obiettivi, margini di trattativa e rischi accettabili;

* valuta le implicazioni giuridiche delle diverse opzioni negoziali;

* assicura che l’eventuale accordo sia conforme alla legge e adeguato agli interessi del cliente, anche in chiave processuale.

Cosa il mediatore si attende dall’avvocato?

Per il mediatore, la presenza di un difensore preparato e propenso alla mediazione, è un fattore determinante.

In particolare, ci si attende che l’avvocato:

* chiarisca preventivamente con il cliente obiettivi reali, limiti minimi e massimi, alternative giudiziali praticabili;

* prepari il cliente alla mediazione, spiegando natura e finalità del procedimento, ruolo delle parti e del mediatore, rilevanza della presenza personale e attiva;

* selezioni la documentazione realmente essenziale alla comprensione del caso, evitando di trasformare la mediazione in una “pre-udienza”;

* mantenga un atteggiamento collaborativo, intervenendo soprattutto sugli aspetti tecnico-giuridici e lasciando al mediatore la gestione dei tempi e delle dinamiche comunicative.

Cosa l’avvocato si attende dal mediatore?

Specularmente, l’avvocato può legittimamente attendersi che il mediatore:

* garantisca neutralità sostanziale e percepita, bilanciando tempi di parola e attenzione verso tutti i partecipanti;

* gestisca in modo ordinato il procedimento (sessione congiunta e caucus), rendendo chiare regole, obiettivi e passaggi;

* rediga verbali chiari, sintetici e neutrali, privi di valutazioni di merito sulle posizioni delle parti;

* lavori sulle dinamiche relazionali ed emotive senza sconfinare in valutazioni di diritto o suggerimenti vincolanti di natura giuridica, che restano di competenza del difensore.

Gestione della parola

La distribuzione dei turni di parola incide direttamente sull’efficacia della procedura.

All’avvocato va riconosciuto spazio per chiarimenti giuridici, illustrazione dei documenti e traduzione tecnica delle conseguenze delle scelte;

Alla parte va garantito uno spazio diretto per esprimere priorità, timori, aspettative, poiché la decisione finale di aderire o meno a un accordo rimane in capo al cliente;

Il mediatore svolge funzione di “ponte”, riformulando i contenuti tecnici in modo comprensibile e contenendo eventuali eccessi emotivi, riportando il confronto su un piano operativo.

 

3. Criticità ricorrenti e gestione operativa

Nel corso della mediazione emergono con frequenza alcune trappole che, se non governate, riducono l’efficacia della procedura.

Avvocato che parla sistematicamente al posto della parte

La parte resta quasi muta, limitandosi a confermare quanto esposto dal difensore.

Il rischio è che il procedimento si riduca a un confronto prevalentemente tecnico-giuridico tra legali, con scarsa emersione degli interessi personali e degli elementi decisionali effettivi del cliente.

In questo scenario il mediatore può:

* rivolgere domande mirate direttamente al cliente, richiamandone l’esperienza personale e le priorità;

* riformulare gli interventi del legale e invitare la parte a integrare o correggere;

* ricordare, in modo rispettoso, che la decisione sull’accordo appartiene sempre alla parte, assistita dal proprio difensore. 

Parte che delega integralmente la decisione al difensore

Il cliente può ritenere di doversi limitare a “presenziare”, lasciando ogni valutazione all’avvocato.

Il mediatore, in tal caso, può:

* sottolineare che la mediazione è uno spazio decisionale della parte;

* sollecitare il cliente a esplicitare condizioni minime, elementi non negoziabili e obiettivi prioritari;

* valorizzare il ruolo dell’avvocato come consulente tecnico e non come sostituto decisionale del cliente.

Mediatore che scivola in un ruolo consulenziale o valutativo

Può accadere che il mediatore, spinto dal desiderio di “sbloccare” la situazione, inizi a esprimere previsioni di esito giudiziale o a suggerire soluzioni giuridiche dettagliate.

Per evitare questo scivolamento, il mediatore dovrebbe:

* limitarsi a illustrare scenari possibili e conseguenze pratiche delle opzioni, senza pronunciarsi sulla fondatezza delle pretese;

* rinviare espressamente la valutazione giuridica al confronto tra parte e difensore;

* utilizzare un linguaggio prudente e neutro, fondato su ipotesi e non su giudizi.

 

4. Verso una cultura condivisa dell’alleanza strategica

L’alleanza strategica tra mediatore e avvocato si fonda su ruoli distinti ma cooperativi e produce effetti positivi su più piani:

* per le parti, aumenta la qualità dell’accompagnamento nel percorso decisionale, la probabilità di accordi soddisfacenti e la percezione della mediazione come strumento utile, non come mero ostacolo procedurale;

* per gli avvocati, consente di valorizzare la dimensione consulenziale e negoziale della professione, affiancando alla tutela contenziosa una gestione proattiva del rischio di lite;

* per mediatori e organismi, rafforza la reputazione di affidabilità e competenza e favorisce rapporti stabili con studi legali e imprese;

* per il sistema giustizia, contribuisce alla riduzione del contenzioso e all’utilizzo più efficiente delle risorse giudiziarie.

In un ordinamento in cui la Mediazione è destinata a svolgere un ruolo sempre più centrale, la definizione di prassi condivise tra organismi e ordini professionali, la formazione congiunta di mediatori e avvocati e la diffusione di modelli di co-gestione del procedimento rappresentano passaggi essenziali.

L’alleanza tra mediatore e difensore, costruita su basi tecniche solide e su un dialogo professionale leale, costituisce uno strumento concreto per innalzare la qualità delle soluzioni consensuali e la credibilità stessa della mediazione.

 

  • Avv. Maria Cristina Bisaglia

    Padova

    Sono avvocato negoziatore e mediatore familiare. Mi piace la mediazione perché mi dà modo di ascoltare le persone, di entrare nei loro conflitti per aiutarli a trovare una soluzione adatta a ciascuno, veloce e a costi contenuti. Mi occupo di recupero crediti per le aziende, locazioni e diritti reali. Prediligo il diritto di famiglia, amo lavorare a tutela dei minori e delle persone anziane, offrendo il mio servizio anche come Amministratore di Sostegno. Sono molto precisa e mi tengo aggiornata attraverso la partecipazione a corsi di aggiornamento, dedico molto tempo ai colloqui con i clienti e all`ascolto delle loro esigenze. Sono diventata mediatore da qualche anno e continuo ad approfondire la mia preparazione con curiosità e metodo. Svolgo il mio lavoro con tanta cura, dedicando tempo ed energie alle questioni che mi vengono presentate, cercando di stimolare i clienti a creare alternative per definire accordi vantaggiosi.

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